Microsoft accelera sull’AI ibrida: cosa cambia per le aziende
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Quando ho iniziato a utilizzare Microsoft Project era il 1988. All'epoca lavoravo in Microsoft, nella sede di Redmond, e Microsoft Project veniva utilizzato dai singoli Project Manager per pianificare il rilascio dei prodotti. L'interfaccia era molto diversa da quella che conosciamo oggi e i diagrammi di Gantt venivano stampati, appesi alle pareti e aggiornati a mano durante le riunioni di avanzamento!
In quegli anni Project non prevedeva ancora funzionalità di timesheet e di raccolta delle ore lavorate ma alcuni clienti ne avevano già bisogno. Quindi, insieme al mio team, trovammo il modo di aggirare questo limite collegando i dati a database Access, in modo da raccogliere consuntivi e informazioni operative. È uno dei ricordi che più mi piace condividere perché dimostra come l’innovazione nasca spesso dalla necessità di rispondere a un’esigenza concreta e quanto sia fondamentale la collaborazione tra aziende e clienti capaci di guardare lontano.
Poi, nel 2000, arrivò Project Central che portò un cambio di prospettiva. Se fino ad allora i progetti vivevano principalmente nei file dei singoli project manager, da quel momento iniziarono a essere raccolti in un repository centralizzato accessibile via web. Oggi può sembrare una funzionalità scontata, ma all'epoca fu una vera innovazione.

L'anno successivo Microsoft introdusse SharePoint, piattaforma destinata a cambiare profondamente il modo di collaborare. Fu proprio in quegli anni che iniziammo a sviluppare le prime soluzioni e i primi workflow dedicati alla gestione documentale dei progetti.
Nel 2002 arrivò poi Project Server, l'evoluzione di Project Central, che per tantissimi anni insieme a SharePoint, ha rappresentato il punto di riferimento per la gestione di progetti. Sebbene fossero piattaforme potenti e flessibili, richiedevano ancora infrastrutture dedicate, server da installare e aggiornamenti da gestire internamente.
La vera rivoluzione arrivò nel 2013 con Project Online. La piattaforma entrò definitivamente nell'era del cloud. Non era più necessario installare e mantenere l'infrastruttura all'interno dell'azienda perché tutto veniva erogato come servizio da Microsoft. Per i clienti significò meno complessità tecnica, aggiornamenti continui e la possibilità di accedere ai propri progetti da qualsiasi luogo. Era l'inizio di una nuova fase che avrebbe poi portato all'integrazione con Microsoft 365, Teams, Power BI e, più recentemente, con le funzionalità di intelligenza artificiale che stanno ridefinendo il Project Management.
In questi anni ho avuto l'opportunità di accompagnare molte aziende nel proprio percorso di crescita. Ho visto team imparare a lavorare in modo strutturato, organizzazioni costruire processi di governance e clienti trasformare semplici strumenti di pianificazione in vere piattaforme per la gestione dei processi.
Il 30 settembre si chiuderà ufficialmente un capitolo importante della storia del Project Management. La notizia del ritiro di Project Online ha per me un significato particolare. Non penso semplicemente alla fine di un prodotto. Penso alle persone che lo hanno utilizzato, ai progetti che sono passati attraverso quelle schermate, alle competenze costruite negli anni e alle sfide affrontate insieme ai clienti.
Guardando indietro, provo certamente un po' di nostalgia per un prodotto che mi ha accompagnata per una parte molto importante del mio percorso professionale. Allo stesso tempo, sono orgogliosa di aver attraversato da protagonista un’evoluzione così straordinaria che ha modificato radicalmente il modo in cui lavoriamo e collaboriamo ogni giorno.
E sono entusiasta del futuro che ci attende. Perché, in fondo, ciò che rimane non è il software. Sono le persone che lo hanno utilizzato e i progetti realizzati durante tutti questi anni.
Oggi, mentre si chiude un capitolo, si aprono nuove strade da percorrere e nuove occasioni di crescita da cogliere insieme.
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